Il compito del chirurgo non è renderti perfetto.

Il compito del chirurgo non è renderti perfetto.

Lost in perfection. O, se volete, lost imperfection. E’ da questo gioco di parole (involontariamente concepito mentre leggevo un articolo) che è cominciata la riflessione su cui oggi vi scrivo – e no, non sarà il solito post in cui vi racconto la tecnica o la mia opinione su una o l’altra pratica estetica. Nato da una espressione trovata su una rivista, “lost in perfection”, ovvero il nostro essere come società e persone persi nella perfezione, cioè nella ricerca di essa, diventa facilmente “lost imperfection”, la perduta imperfezione.

Traduco: contemporaneamente con la nostra ricerca umana, sociale, se vogliamo anche scientifica, del Perfetto, inteso come il massimo grado raggiungibile del Bello, l’imperfezione (la scoperta, l’accettazione, l’esaltazione di ciò che perfetto non è) si è persa. Con lei, anche noi: perché non serve essere un chirurgo estetico, né forse un filosofo, per capire che la ricerca del perfetto esteticamente conduce chi vi si avventura a errare a lungo senza meta.

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La ricerca della bellezza Perfetta. 

Mi rendo conto che questa premessa sia stata più lunga e densa del mio solito. Per questo ora torno a noi: dove volevo arrivare? La riflessione che ho fatto come sempre ha delle ripercussioni sul mio lavoro che, per sua natura, cambia come cambiano i costumi, la società, le mode. Perché è proprio il Bello che caratterizza la mia professione, in uno dei suoi aspetti probabilmente “più bassi”, eppure più umani: la bellezza fisica. Sono chiamato ad analizzare corpi e volti individuando, secondo quanto chiede il paziente e secondo quanto io invece vedo con il mio occhio, il dettaglio da enfatizzare, l’angolo da smussare, l’equilibrio da ripristinare. Cosa ho imparato? Che se davvero esiste un Bello perfetto, il che è tutto da dimostrare, questo non si manifesta mai nell’umano. Lo si capisce chiaramente da ciò che noi, giudici degli altri e di noi stessi, diciamo appunto della bellezza fisica: difficile mettere tutti d’accordo. Non ci credete?

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Non esiste un modello unico di bellezza.

Lo dico da chirurgo e so che non tutti i colleghi sarebbero d’accordo, perché temono che questo si traduca nella fine dei nostri profitti (smentirò questo punto tra poco, rivelando che da questa premessa non segue per forza quella conclusione).
Che non esista un modello unico è a mio avviso un sentire comune: dentro di noi lo sappiamo, che il Bello che mette tutti d’accordo non esiste. Aggiungo: se anche esistesse, non è affatto scontato che sia quello, il Bello perfetto che vogliamo raggiungere… ma servirebbe un altro trattato per percorrere anche questa strada. Mi limito a far notare che il nostro mondo di idoli, dai tempi di Cleopatra fino a Chiara Ferragni, è costellato di modelli di bellezza del tutto discordanti tra di loro. Lo studio dell’armonia, che io per primo impugno come strumento d’opera assieme a bisturi e siringhe, è altra cosa dall’effetto finale: ed in definitiva se in matematica e scienze la proporzione è un numero, ciò che ci fa dire di qualcosa “è armonico” non per forza corrisponde a quei calcoli. Per complicare ulteriormente le cose: la stessa teoria che attribuisce al Bello la qualità dell’armonia è una teoria appunto, e qui veniamo al prossimo capitolo.

bellezza perfetta imperfetta.

Dagli idoli alla bellezza dis-armonica.

Torniamo agli idoli, perché di bellezza umana si parla. Un chirurgo estetico non ha bisogno di chiedersi “Che modello di Bellezza devo applicare al mio intervento, affinché il paziente sia soddisfatto del risultato?”. Perché? Perché è il paziente a dargli tutte le istruzioni come prima cosa. È sufficiente una foto di uno di questi idoli, e qualche dettaglio: “Il naso alla Audrey”, “Il sedere alla Kim”, “La mandibola alla Brad”. Ciò non è affatto strano e facilita molto le cose; d’altra parte induce a riflettere su come cambino i modelli in base ai tempi e, in questa società che forse sta aprendo alla differenziazione di massa (e non all’omologazione, come alcuni sostengono), a come sia possibile avere molti modelli diversi nello stesso tempo.

Non solo. Con la personalizzazione della bellezza, leggo anche nella nostra società un’infusione di disaccordo verso i canoni “uguali per tutti”. La già citata armonia non è percepita necessariamente come Bellezza a cui aspirare. “Se questo è bello, preferisco essere brutta” è una frase che si sente in modo trasversale di fronte a canoni estetici che non sono universalmente riconosciuti e che si stanno mettendo in discussione.  E qui arrivo alla prima conclusione.

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“Fammi un po’ imperfetta”.

Uso questa frase di una mia paziente che ho trovato, sul momento, geniale. E risponde bene alla obiezione che volevo smentire all’inizio: che senza la convinzione che il Bello perfetto esista e sia ciò che il paziente chiede, il nostro lavoro di chirurghi estetici non abbia senso. I pazienti non ci chiedono di omologarli a un unico standard. Ci chiedono, oggi più che in passato (e in questo vedo la svolta culturale e sociale di cui sopra), di aiutarli a capire cosa è bello per loro. Anche se questo significa “renderli imperfetti”, ovvero – se usassimo le parole e le definizioni abituali- di volontariamente non applicare canoni estetici prestabiliti. Di guardarli nel loro insieme e trovare, per quelli che per loro sono difetti insopportabili, un disegno diverso, una nuova definizione. Non significa – e mai significherà, non per me – accettarsi così come si è. Significa trovare il proprio modo di concepire il Bello – e farsi aiutare in questo, perché è scientificamente dimostrato che, come giudici di noi stessi, non ce la caviamo proprio bene. Questo è il senso del “fammi un po’ imperfetta”: esalta quello che già sono. Non deformarmi per aderire a un altro modello. Guidami nel trovare la mia personale armonia.

Una nota: ho volutamente evitato di fornirvi casi reali. Vorrei che questo fosse un post di riflessione e di critica. E di fiducia, credo, e nobilitazione, per una professione che merita di non essere considerata alla stregua di una fabbrica di corpi di plastica.
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